LA MINIERA IERI

Nelle date del 15 Marzo 1876 e 16 Maggio 1877 sono rilasciati al signor Auguste Fages, ingegnere francese, due permessi di ricerca per minerali di Manganese denominati rispettivamente Gambatesa e Zerli.
Iniziati i lavori di ricerca presso diversi affioramenti, si evidenziano evidenti tracce di minerali ossidati e rapidamente si capisce l’esistenza di ben maggiori ammassi di minerale nel sottosuolo del Monte Comarella, lungo il rio Novelli e in altre zone della valle in corrispondenza di affioramenti di diaspro ematitico.
A seguito dei risultati ottenuti, il Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, con decreto del 31 Gennaio 1879, dichiara scoperta una miniera di manganese.
Con Regio decreto del 13 Ottobre 1880, viene accordata al suo scopritore la concessione della miniera, denominata “Gambatesa ” suddivisa in tre cantieri d’estrazione, in corrispondenza di altrettanti affioramenti ben distinti e mineralizzati. I cantieri prendono i nomi di Cassagna, Statale e Gambatesa.
La superficie rilasciata è di circa 380 ettari e alla fine del 1880 la miniera risulta già in regolare coltivazione e produttiva.
In realtà i lavori erano prevalenti, per la maggiore comodità nei trasporti, soprattutto presso i cantieri di Cassagna e Statale.
Il problema dei trasporti inciderà in maniera costante e negativa per ancora molti anni sullo sviluppo della miniera, la strada carreggiabile Conscenti - Frisolino è terminata solo nel 1901, e fino a questa data il trasporto del minerale avveniva interamente a dorso di mulo.
Il minerale presente presso il cantiere Gambatesa, è compreso nei diaspri sopra una linea che risale il monte Comarella da SO a NE in parecchi banchi aventi potenza di circa 3-4 metri.
I banchi non appaiono continui, ma con dislocazioni che ne variano l’andamento e la potenza da punto a punto.
Si può ritenere con sicurezza che i lavori iniziati nel 1876 da Fages per mezzo di trincee di ricerca, abbiano messo allo scoperto il minerale, per una lunghezza di circa 200 metri e una potenza complessiva superiore a 50 metri.
In profondità le esplorazioni si estendono per pochi metri; ma tale è l’estensione dell’affioramento che anche se i banchi di minerale fossero stati limitati a pochi metri d’immersione nel monte, sarebbe stata pur sempre assicurata una produzione di parecchie decine di migliaia di tonnellate.
Con i soli scavi eseguiti per scoprire l’affioramento Fages produce già circa 800 tonnellate nel 1880.
Sembra plausibile che la toponomastica del luogo sia riferita al passo tenuto dai minatori per raggiungere in tempi brevi la miniera, dovendo camminare per molti chilometri.
Tutti i lavori venivano fatti per trincee, di cui le tre principali esistenti nel campo di Gambatesa avevano le seguenti dimensioni:
Trincea inferiore circa 20 metri di lunghezza per 6 di larghezza e 2,50 d’altezza.
Trincea intermedia circa 4 metri di lunghezza, per 3,50 di larghezza e 4 di altezza.
Trincea superiore circa 5 metri di lunghezza per 4 di larghezza e 3 di altezza.
Vi lavoravano complessivamente 40 operai in media, di cui 15 uomini per lo scavo e trasporto alle piazze d’arricchimento e 25 donne per la cernita a mano.
Nel 1882 è rilasciato al Fages e al signor Risetto un nuovo permesso di ricerca, stavolta per piriti di ferro e rame, limitrofo a quello della concessione di Gambatesa, e denominato Monte Bossea.
A valle dei lavori per il manganese, stavolta lungo la riva destra del rio omonimo, si cominciano tre gallerie: la “galleria inferiore” a quota 570 m, la “galleria intermedia” a quota 595 m e la “galleria superiore a quota 615 m.
La galleria superiore, che alla fine del 1883 misurava un centinaio di metri di lunghezza, viene aperta per esplorare il contatto fra serpentinite e basalti e permette di trovare noduli di pirite di ferro quasi continui con frequenti concentrazioni di calcopirite.
La galleria inferiore, aperta un centinaio di metri a sud della superiore, interamente nel basalto, deve verificare se i noduli di pirite incontrati con la galleria più alta proseguono in profondità e misura circa 70 metri.
Il cantiere per il manganese di Gambatesa invece rimane in uno stato di stallo per numerosi anni.
Il problema dei trasporti incide in maniera negativa sull’ampliamento della produzione di minerale di manganese, che, seppure modesta, rimane comunque continua e costante sino al 1900 con i cantieri di Statale e Cassagna.
Le gallerie di ricerca per la pirite e il rame, cominciano ad avere gli stessi problemi e, dopo un avanzamento di 40 metri con la galleria di quota 550 nel 1884, subiscono una sospensione dei lavori.
Con i primi anni del 1900 si registra un rialzo generale del valore dei metalli, tanto da far diventare economicamente coltivabili miniere considerate sino ad ora antieconomiche. Il completamento della strada rotabile Conscenti - Frisolino (1901) avvicina le vie di smercio del minerale e abbassa i costi dei trasporti.
Nel 1902 muore lo scopritore della miniera, Auguste Fages e il controllo della stessa passa ai suoi eredi i quali decidono ed ottengono l’ampliamento dei limiti della concessione, che con Regio Decreto del 29 settembre 1902 raggiunge una superficie di circa 385 ettari.
Nella sezione di Gambatesa prosegue la coltivazione nella parte superiore del giacimento di manganese, e viene scavata una galleria di ribasso che, a circa 30 metri dall’imbocco, incontra lo strato mineralizzato caratterizzato da una potenza abbastanza rilevante.
I lavori di ricerca per pirite di ferro e rame, concentrati sulla destra del torrente, seguono il contatto tra serpentinite e basalto, che procede all’incirca da SE a NO del rio Gambatesa.
La mineralizzazione presenta zone ossidate superficialmente, non molto estese con parti mineralizzate a pirite e calcopirite per uno spessore variabile da pochi centimetri a 1,5 metri.
La calcopirite si trova in preferenza vicino alla serpentinite, dove forma delle masse abbastanza pure; la pirite è a contatto col basalto, dove occasionalmente si può trovare anche calcopirite.
Delle tre gallerie fatte sinora, la superiore, a quota 615, riscontra il giacimento abbastanza continuo su tutta la sua lunghezza (170 metri nel 1905) mentre l’intermedia, a quota 595, è mineralizzata solo su circa 80 metri. La galleria inferiore a quota 570, scavata nel basalto per ragioni di stabilità, non ha ancora raggiunto la zona del contatto mineralizzato. La discenderia che collega la galleria superiore all’intermedia, è tutta scavata nel minerale.
Complessivamente nelle due sezioni di lavoro della zona Gambatesa, i lavori continuano a rilento soprattutto a causa della disagiata posizione geografica e degli elevati costi nel trasporto del minerale.
Le condizioni anormali del mercato e delle industrie in generale e delle miniere in particolare, non poterono inevitabilmente che aggravarsi maggiormente con l’entrata in guerra dell’Italia.
Si accentuano le già non lievi difficoltà d’approvvigionamento dei combustibili e delle altre materie prime indispensabili all’industria mineraria e metallurgica, con conseguente aumento del costo delle stesse.
Nonostante gli aumenti non trascurabili che si ebbero nei prezzi dei metalli e dei corrispondenti minerali, l’industria estrattiva non riesce ad esplicare tutta la sua attività, anche a causa della deficienza di mano d’opera e di capitali.
La produzione dei minerali di manganese subisce comunque un aumento in seguito alla richiesta di questo metallo da parte dell’industria siderurgica.
I minerali di manganese delle miniere liguri presentano però elevate percentuali di silicio, il che li rende relativamente meno adatti per l’industria siderurgica, alla quale occorre minerale con percentuali basse.
Nella miniera di Gambatesa i lavori di coltivazione continuano regolarmente e senza interruzioni così come quelli di ricerca nei cantieri Cassagna e Statale, producendo minerale a ganga silicea con il 45% di manganese. Una parte di questo, accuratamente scelto con meno silicio (Si dal 20% al 25%), è utilizzato dall’industria siderurgica, mentre il rimanente (Si 35%), è inviato alle vetrerie.
Diminuita, con la cessazione delle ostilità, la richiesta di minerali di manganese per l’industria bellica, i lavori d’estrazione per questo metallo tornarono a valori ridotti.
Verso la fine dell’anno 1918, la Società Ferriere di Voltri, acquisisce la concessione mineraria e continua regolarmente i lavori di coltivazione a cielo aperto e in sotterraneo, contemporaneamente a quelli di ricerca e di preparazione nei cantieri di Cassagna e di Statale, limitandosi a ripassare le vecchie discariche nella sezione di Gambatesa.
I lavori sono nuovamente sospesi nel 1922 per la difficoltà della vendita del minerale, e sono ripresi nel luglio del 1923 condensandoli nel cantiere di Cassagna che è quello meglio attrezzato per i trasporti, essendo collegato con la strada provinciale in località Piandifieno mediante una teleferica.
Per accelerare i lavori di scavo la Ferriere di Voltri introduce, sempre nel cantiere di Cassagna, un primo impianto di perforazione meccanica ad aria compressa, costituito da due motocompressori che azionano i martelli.
Intanto la Cooperativa Cremonese per la Fabbricazione dei Concimi, richiede ed ottiene il permesso di riprendere i lavori di ricerca per pirite di ferro e rame a Gambatesa, ripristinando, a partire dal luglio 1925, i vecchi lavori già esistenti e continuando l’esplorazione del banco di pirite affiorante.
Deviando verso nord le tre gallerie esistenti, il filone viene seguito per una lunghezza variabile da 100 a 180 metri, riscontrandolo regolare e ben mineralizzato con potenza variabile da 0,5 a 2 metri.
Nel minerale, nei pressi del contatto con la serpentinite, aumenta il tenore di rame e questo fa si che siano ripresi lavori, che avevano rallentato per la scarsità di minerale di rame. Vengono riattivate le vecchie gallerie, si provvede allo scolo delle acque ed alla ventilazione con pozzi e fornelli fra i tre livelli, ci si prepara per la coltivazione di un discreto giacimento.
Mentre continuano i lavori d’esplorazione, si provvede all’istallazione d’impianti meccanici, ed entra in progetto la costruzione di una teleferica che permette di trasportare il minerale sino a Piandifieno (metri 220 circa s.l.m.) sulla rotabile per Chiavari e Lavagna.
Nel 1927 sono ulteriormente spinte le ricerche verso i minerali di ferro e rame, è scavata un’ampia trincea all’esterno presso l’affioramento di pirite sopra la galleria superiore, a quota 645 metri, allo scopo di esplorare il giacimento verso nord. Lo scavo conferma la prosecuzione del giacimento mettendo in evidenza un banco di pirite della potenza d’un metro circa.
Le analisi eseguite su diversi campioni di minerale, provenienti dai lavori di ricerca, davano per la pirite dei tenori di zolfo variabili dal 41,5% al 48,5%; e per la pirite ramifera, che si riscontra generalmente a tetto del filone, una percentuale massima di rame del 3,6%.
Il cantiere di manganese di Gambatesa, rimane attivo ma con produzione ridotta o in fase di manutenzione, probabilmente i concessionari attendono di vedere che sviluppo si ottiene nel limitrofo cantiere di pirite.
Nel 1928 i lavori per la produzione di manganese sono concentrati verso il cantiere di Cassagna. Nella zona di Gambatesa sono ancora rivolti soprattutto verso la pirite: vengono scavati complessivamente 43 metri di galleria a vari livelli riscontrando ovunque nella mineralizzazione gli stessi caratteri già accennati.
Viene inoltre iniziata e proseguita per 20 metri, una nuova galleria di ribasso, nel basalto a quota metri 546 s.l.m. (attuali 550 circa) che si prevede, raggiungerà la zona mineralizzata a circa 180 metri dall’imbocco.
Per il trasporto del minerale è stato ultimato l’impianto di una teleferica lunga metri 1775, capace di trasportare fino a Piandifieno 30 tonnellate in otto ore.
La stazione di partenza è costruita allo stesso livello della galleria di ribasso di quota 546, dal cui imbocco dista circa 50 metri.
Immediatamente sovrastante a quest’ultima stazione viene predisposto un impianto per la frantumazione del minerale che comprende: un frantoio, una cilindraia, vari crivelli ed un silo, da cui il minerale per mezzo di tramoggia è direttamente caricato nelle benne della teleferica.
Questo impianto, produce 32 tonnellate in otto ore.
Alla fine del 1929, sono in corso di realizzazione e quasi ultimati i lavori di numerose opere di meccanizzazione necessarie ad iniziare una moderna attività estrattiva.
All’esterno vengono completati i lavori per la costruzione ed allacciamento di una cabina di trasformazione elettrica. I motori a scoppio azionanti la teleferica, l’impianto di perforazione meccanica e quello di frantumazione, sono sostituiti con motori elettrici con la potenza complessiva di un centinaio di cavalli.
Nella discenderia che si stacca dalla galleria (570), vengono installati un argano per il servizio d’estrazione del minerale ed una pompa centrifuga per l’uscita dell’acqua, entrambi azionati da motori elettrici.
Sul piazzale della miniera, presso l’imbocco della prima galleria (570), si costruisce un edificio che occupa un’area di metri 8 per 4,50, il cui piano terreno è adibito a magazzino e dormitorio, ed il primo piano ad ufficio e stanza per gli assistenti.
Il 1931 segna una nuova battuta d’arresto per i lavori nella zona di Gambatesa, entrambe le ditte concessionarie chiedono la sospensione dei lavori a seguito della chiusura dei loro stabilimenti.
Negli anni successivi è ripresa la sola coltivazione del banco di pirite, il quale andando ormai sempre più in profondità rende oltremodo onerose le spese, sopratutto per l’eduzione delle acque.
A tale scopo, si decide di iniziare la creazione di un livello di ribasso con il quale abbassare la falda freatica e migliorare la ventilazione e l’estrazione del minerale.
Perdurando ed accentuandosi le difficoltà di coltivazione nel cantiere interno a quota 515, a causa della necessità di sollevare il minerale e di estrarre l’acqua utilizzando delle pompe, e non avendo d’altro canto avuto buon esito la prosecuzione delle ricerche nella galleria di ribasso a quota 460, la produzione si contrae notevolmente, sino ad arrestarsi nel mese di aprile del 1935.
La miniera di pirite rimane completamente abbandonata negli anni 1936 e 37.
La società ILVA, avvia già nel 1937, trattative per l’acquisto della teleferica già in dotazione alla miniera di pirite Monte Bossea abbandonata dalla Società Anonima Cremonese Concimi.
L’ILVA procede alla valorizzazione del cantiere di manganese attraverso lo scavo di un traverso banco di ribasso, il cui attacco dovrebbe farsi partendo dalla quota dei piazzali della miniera di pirite Monte Bossea, corrispondente all’attuale livello 570.
Nel 1938 i lavori della miniera, sono ulteriormente intensificati con la piena ripresa del cantiere Gambatesa propriamente detto e con l’esplorazione della zona dei diaspri compresa tra i vecchi cantieri per la pirite e quelli per il manganese.
Nel 1939 è iniziato un nuovo livello di ribasso denominato “Follador ”, quota 589 circa (attualmente livello 595), ed è messo in esercizio un nuovo compressore d’aria in grado da far funzionare tre martelli pneumatici. Viene riattivata la teleferica di 1775 metri con portata oraria di 10 tonnellate e costruiti gli spogliatoi per i minatori, gli operai e le cernitrici, capaci di 100 posti con refettorio e lavabi.
Nel 1940 il controllo della miniera passa alla Società Anonima Mineraria Siderurgica Ferromin, che aggiunge, in parallelo a quello esistente, un nuovo compressore. Con questo impianto alla fine degli anni 40 inizieranno a funzionare i primi due perforatori con iniezione ad acqua, con i quali è segnata la fine dell’annoso e mortale problema delle polveri in miniera e della silicosi.
Nel 1943 è iniziato lo scavo del nuovo livello di ribasso 570 nella miniera di manganese, l’idea di utilizzare per il primo tratto la galleria già esistente della vecchia miniera di ferro e rame è vincente: con una deviazione verso est della direttrice d’avanzamento, dopo avere attraversato circa 110 metri di basalti si raggiungeranno i diaspri mineralizzati abbassando ulteriormente il livello delle lavorazioni.
In questi anni viene aperto anche il cantiere di Molinello, lungo il rio Novelli, sottostante l’abitato di Nascio.
Il perdurare e il peggiorare della situazione bellica, causa una progressiva diminuzione dell’attività estrattiva, accentuata dalla mancanza d’esplosivi e di manodopera. La miniera passa sotto il controllo delle forze armate tedesche, il sottotenente delle SS Franz Frank, diventa il capo delle miniere della Valgraveglia.
La miniera si ferma nel 1945, in corrispondenza degli eventi bellici.
Dopo una lenta ripresa che porterà alla vendita delle giacenze e alla manutenzione delle opere eseguite, si termina nel 1948 lo scavo del nuovo ribasso a livello 570 e, dopo avere incontrato i diaspri, viene intercettata la coda della lente mineralizzata già cominciata al livello superiore “Follador ” e dopo averla seguita per circa 60 metri vengono tracciate circa 24.000 tonnellate di minerale pari ad una lente di metri 60 x 40 x 2,5 corrispondente a 6000 metri cubi.
Questa scoperta, rafforza la convinzione che Gambatesa diventerà la miniera della zona più promettente e importante della concessione e sulla quale puntare per i lavori degli anni successivi.
La miniera continua la sua produzione e nel 1951, si iniziano i lavori di costruzione per un impianto d’arricchimento del minerale “Sink-Float”, con il quale trattare anche i banchi di minerale più poveri o di tipo listato al fine di aumentare il tenore e ottimizzare quindi la produzione.
L’impianto entrerà in funzione il 1° luglio 1953 in località Piandifieno in prossimità delle stazioni di arrivo delle teleferiche di Cassagna e Statale.
Nel 1957 sono introdotti sostanziali miglioramenti nelle lavorazioni, iniziano a funzionare le prime pale ad aria compressa per il caricamento del minerale e il primo locomotore diesel “Jenbach ” che permettono di velocizzare i lavori del caricamento e del trasporto del minerale, fino ad allora svolti manualmente.
Sempre in quest’anno si rinvengono nuove concentrazioni di minerale fra i livelli 550, 570 e 595, mentre una grossa faglia interrompe la formazione dei diaspri verso nord.
Nel 1962 viene scoperta quella che poi risulterà essere la più grossa lente mineralizzata a manganese d’Europa con dimensioni massime di circa 220 X 80 X 40 metri, dalla quale a tutt’oggi sono state estratte più di 600.000 tonnellate di minerale con tenore di Mn variabile tra il 30% e il 55%.
Nel 1964, la miniera passa sotto il controllo dell’Italsider la quale continua i lavori d’estrazione nei livelli già tracciati e inizia alcuni lavori di ricerca con esito negativo.
A Gambatesa viene fatta la strada carrabile e il trasporto del minerale fino all’impianto di arricchimento di Piandifieno passa da teleferica a camion. Viene attivato un cantiere a cielo aperto nella parte più alta del monte Comarella.
L’arrivo della strada anche a Cassagna e Statale permette la riapertura dei cantieri a cielo aperto chiusi con la seconda guerra mondiale.
Perdurano sino al 1970 i lavori di coltivazione della grossa lente mineralizzata e le ricerche spinte anche mediante sondaggi lunghi con carotaggi continuano a dare esiti negativi.
Nel 1971 la ditta concessionaria tenta di far dichiarare esaurita la miniera, con lo scopo di spostare i macchinari presenti in altre miniere più redditizie.
I costi di produzione e manodopera cominciano infatti a essere insostenibili soprattutto in confronto alle nuove realtà minerarie dei paesi in via di sviluppo.
Il rifiuto del direttore della miniera Giuseppe Vercellotti di firmare la dichiarazione d’esaurimento, permette ad un gruppo di minatori di prendere in mano la situazione e la miniera costituendo una società privata, la Sil.Ma. s.r.l., che rinuncia ad abbandonare in posto una quantità considerevole di minerale ancora coltivabile, salvando così anche numerosi posti di lavoro.
Dopo alcuni chiarimenti legislativi, nel 1976 la concessione passa alla Sil.Ma. la quale con un razionale utilizzo delle poche unità produttive rimaste in posto, riesce ancora attualmente ad estrarre seppure modesti quantitativi di concentrati di minerale commerciabile, che viene venduto a industrie di elettrodi da saldatura che richiedono un minerale dove il rapporto Si/Mn sia relativamente elevato.
Tra la metà e la fine degli anni ‘90 chiudono i cantieri di Cassagna e Statale e Molinello.
Particolarmente ardita era diventata la coltivazione nella Miniera di Molinello dove si era arrivati sotto l’alveo del rio Novelli e le frequenti inondazioni delle gallerie portarono all’abbandono dei cantieri di estrazione.
La produzione di minerale di Manganese che negli anni 60 arrivò a 50.000 tonnellate annue, passò a circa 10.000 negli anni 80 e primi anni 90.
Attualmente (2004) a Gambatesa lavorano 2 minatori per una produzione annua di circa 900 – 1000 tonnellate di minerale con tenore di Mn variabile tra il 28% e 30%. L’estrazione si limita al recupero del minerale abbandonato nelle vecchie coltivazioni e rari sono i nuovi avanzamenti.

Le gallerie di Gambatesa: In totale i livelli principali di gallerie presenti a Gambatesa sono sette corrispondenti alle quote 640, 610, 595, 570, 550, 530, 508; di questi solo quattro sono ancora percorribili in sicurezza. Numerosi sono inoltre i sottolivelli intermedi ai principali.
La lunghezza di tutte queste gallerie unita a quella dei numerosi collegamenti tra i livelli (Pozzi e Fornelli verticali, Rimonte e Discenderie inclinate) raggiunge circa 25 Km.

I Minerali di Gambatesa: Il Manganese (Mn) di Gambatesa e di tutti giacimenti del levante ligure viene estratto in realtà come Braunite, un ossido di Mn e Si, la cui formula chimica è MnMn6SiO12, il colore è prevalentemente nerastro; talvolta insieme alla braunite si può trovare anche la Hausmannite, uno degli Ossidi di Mn (Mn3O4, colore marrone scuro), la cui presenza aumenta notevolmente i tenori di Mn.
Tutte le mineralizzazioni a Manganese sono contenute nei Diaspri di Monte Alpe, formazione rocciosa sedimentaria silicea di epoca Giurassica.

Esistono tantissimi altri minerali che per i bassi tenori di Mn, non sono sfruttabili dal punto di vista estrattivo ma possiedono comunque un valore estetico e collezionistico. Tra questi si possono citare: Pirolusite, Rodonite, Rodocrosite, Tinzenite, Ganophyllite, Kutnahorite, Neotocite, Piemontite.
Altri minerali in cui non è presente Mn, ma facilmente rinvenibili sono: Quarzo, Calcite, Rame nativo, Pirite, Crisocolla, Malachite, Calcocite, Ematite.

GLOSSARIO:
Basalto: roccia vulcanica effusiva.
Calcopirite: Solfuro di ferro e rame CuFeS2
Cernita: Operazione con cui si separa il minerale utile dalla roccia sterile e permette di ottenere tenori maggiore.
Coltivazione: zona della miniera dove avviene o è avvenuta (in questo caso anche “vuoto di”) l’estrazione del minerale.
Diaspro ematitico: roccia sedimentaria silicea (SiO2) con minime percentuali di ematite (Fe2O3) responsabile del caratteristico colore rosso.
Lungobanco: galleria di avanzamento che percorre il banco di diaspro longitudinalmente.
Pirite: Solfuro di ferro FeS2
Serpentinite: roccia derivata dal metamorfismo di rocce del mantello (peridotiti)
Sink-Float: processo di arricchimento del minerale attraverso l’utilizzo di un liquido a densità nota nel quale il minerale a tenore maggiore affonda (sink) e può essere separato da quello a tenore minore che galleggia (float).
Traversobanco: galleria trasversale al lungo banco che taglia trasversalmente il diaspro